Scheda Google My Business: come configurarla e cosa cambia davvero
Il profilo gratuito che compare nelle mappe vale, per un'attività locale, più del sito. Questa guida dice cosa compilare, in che ordine, e cosa evita la sospensione del profilo.
Il profilo gratuito che compare nelle mappe vale, per un'attività locale, più del sito. Questa guida dice cosa compilare, in che ordine, e cosa evita la sospensione del profilo.
La scheda Google — oggi si chiama ufficialmente Profilo dell'attività su Google, ma quasi nessuno la cerca con quel nome — è gratuita, si configura in un'ora e per un'attività con clienti sul territorio porta più contatti del sito. Il motivo è semplice: compare nel riquadro con la mappa, sopra i risultati tradizionali, e chi cerca un servizio vicino a sé guarda lì prima di scorrere.
Questa guida è operativa: cosa compilare, in che ordine, e i tre errori che portano alla sospensione del profilo. Vale per un'attività italiana di qualsiasi dimensione, con o senza negozio.
Per una ricerca locale, i tre risultati del riquadro mappe stanno sopra il primo risultato organico. Chi cerca «elettricista» dal telefono vede prima quelli, con stelle, distanza e pulsante per chiamare. Il sito arriva dopo, e per molte categorie non viene nemmeno aperto: la chiamata parte dalla scheda.
Questo non rende il sito inutile — serve a chi confronta, a chi vuole vedere i lavori fatti e a reggere le campagne — ma cambia l'ordine delle priorità. Se hai budget e tempo per una cosa sola, in un comune piccolo si parte da qui. Lo spieghiamo con i numeri in Local SEO in provincia di Roma.
Chi ti promette il primo posto nelle mappe sta ignorando il secondo fattore: nessuno può spostarti più vicino a chi cerca.
La scheda ha decine di campi. Questi sei valgono la quasi totalità del risultato; gli altri si compilano con calma.
È il campo singolo più importante e il più sbagliato. Va scelta la categoria che descrive cosa sei, non cosa vorresti vendere: un idraulico che sceglie «impresa edile» sparisce dalle ricerche per «idraulico». Le categorie secondarie si aggiungono dopo, al massimo due o tre.
Se ricevi clienti in sede, metti l'indirizzo. Se lavori a domicilio, configurala come attività con area di servizio e dichiara i comuni serviti uno per uno, senza mostrare l'indirizzo. Sbagliare qui è l'errore che porta più sospensioni.
Non un elenco generico, ma le voci come le cerca la gente: «riparazione caldaia», «pronto intervento», «installazione condizionatori». Ogni voce è una possibilità in più di comparire, e si compila in dieci minuti.
Gli orari sbagliati generano recensioni negative da chi trova chiuso. I giorni festivi vanno impostati a mano ogni anno: Google mostra un avviso agli utenti quando sospetta che gli orari non siano aggiornati, e quell'avviso costa chiamate.
Sede, mezzi, squadra, lavori finiti. Le immagini di repertorio si riconoscono e abbassano la fiducia. Dieci foto fatte col telefono, ben illuminate, rendono più di una galleria comprata.
750 caratteri in cui dire cosa fai, dove e per chi, senza elenchi di parole chiave. Il link punta alla pagina più pertinente, non sempre alla home: per un servizio specifico conviene la sua pagina.
Mettere l'indirizzo di casa quando non si riceve nessuno. Google sospende i profili con sede non verificabile, e la riattivazione richiede documenti e settimane. Chi lavora dal furgone — idraulici, elettricisti, giardinieri, tecnici — va configurato come attività con area di servizio: è una scelta esplicita in fase di creazione, e cambiarla dopo è possibile ma più lento.
È il caso più frequente tra gli artigiani dei comuni che seguiamo, e lo trattiamo nel dettaglio nella pagina su Mentana, dove moltissime attività lavorano senza vetrina.
Il momento giusto è alla consegna del lavoro, quando il cliente è soddisfatto e ti ha davanti. Non una settimana dopo per email, quando l'entusiasmo è passato e la richiesta sembra un fastidio.
Il metodo che funziona è banale e quasi nessuno lo applica: un link diretto alla scheda, un messaggio già pronto da inviare su WhatsApp, e l'abitudine di chiederlo sempre. Chiedere a dieci clienti produce in genere tre o quattro recensioni: per arrivare a venti recensioni servono sei mesi di costanza, non una campagna.
Rispondi a tutte, comprese le negative. Una risposta pacata a una recensione critica convince più di dieci recensioni entusiaste: chi legge sta valutando come reagisci quando qualcosa va storto.
Dentro il profilo trovi quante persone ti hanno trovato e cosa hanno fatto. Due numeri contano:
Un profilo nuovo e ben configurato dà i primi segnali in sei-otto settimane nei comuni con poca concorrenza, più a lungo in città. Prima di allora i dati sono troppo pochi per decidere qualcosa. I termini che trovi nel pannello sono spiegati nel glossario.
No. Il profilo è gratuito e la posizione nel riquadro mappe non si compra. Esistono gli annunci locali, che compaiono sopra con l'etichetta «sponsorizzato», ma sono un'altra cosa: si pagano a contatto e si spengono quando smetti. Chi ti chiama proponendo di «mettere in evidenza la scheda a pagamento» o sta vendendo pubblicità chiamandola in un altro modo, oppure è una truffa telefonica — ne girano parecchie, spesso dicendo di chiamare per conto di Google.
La verifica richiede in genere pochi giorni se avviene per telefono o email, fino a due settimane se Google spedisce una cartolina con il codice. Dopo la verifica la scheda è visibile subito sul tuo nome, ma per comparire nelle ricerche per servizio servono di solito sei-otto settimane: Google osserva se le informazioni restano coerenti nel tempo prima di mostrarti a chi non ti sta già cercando.
La configurazione iniziale la fa chiunque in un'ora, e questa guida basta per farla bene. Un'agenzia serve in tre casi: se la scheda è stata sospesa e va recuperata, se ci sono duplicati da unire, o se il settore è competitivo e serve lavorare sul rilievo con contenuti e citazioni. Per un'attività di paese con pochi concorrenti, pagare una gestione continuativa della sola scheda raramente si ripaga: meglio farla internamente e investire altrove.
Solo se violano le regole di Google: insulti, contenuti fuori tema, conflitto di interessi, recensioni palesemente false riferite a un'altra attività. Si segnalano dal profilo, ma l'esito non è garantito e i tempi sono lunghi. Una recensione negativa ma legittima non si rimuove, e insistere è tempo perso: si risponde, si corregge il problema se c'è, e si diluisce con le recensioni nuove. Un profilo con sole recensioni a cinque stelle, peraltro, viene letto come sospetto.
Si aggiorna nel profilo, e Google può richiedere una nuova verifica: metti in conto qualche giorno di visibilità ridotta. La cosa da non dimenticare è allineare il dato ovunque — sito, elenchi di categoria, social, fatture — perché le incoerenze fra le fonti sono uno dei freni più comuni e più banali al posizionamento locale. Un numero vecchio che gira ancora su tre directory vale come un segnale contraddittorio.
Sì, ed è anzi l'ordine che consigliamo in un comune piccolo: prima il profilo, poi il sito. La scheda funziona anche da sola, e nel frattempo raccogli recensioni e capisci per quali servizi ti cercano davvero — che è l'informazione con cui poi si decide quali pagine costruire. Il sito serve quando devi convincere chi confronta più preventivi, o quando vuoi presidiare ricerche che la scheda non copre.

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Controlliamo categoria, area di servizio e servizi elencati, e ti diciamo cosa cambiare. Se è già a posto te lo diciamo lo stesso, senza proporti nulla.
Scegli quali categorie attivare. Il rifiuto è sempre possibile e non limita l'uso del sito.
Servono a far funzionare il sito e a proteggerlo dagli abusi. Non richiedono consenso e non possono essere disattivati.
Ci dicono quante persone visitano il sito e quali pagine leggono, in forma aggregata. Ci servono per capire cosa migliorare.
Permettono di misurare i risultati delle campagne pubblicitarie e di mostrare annunci pertinenti su altri siti.