Cosa vogliono dire davvero GEO e AEO
AEO, Answer Engine Optimization, è
ottimizzare perché il tuo contenuto venga usato come la
risposta: nei riquadri in evidenza, negli assistenti vocali, nelle
panoramiche generate in cima ai risultati.
GEO, Generative Engine Optimization,
è ottimizzare perché il tuo sito venga citato come fonte da un
sistema generativo: ChatGPT, Perplexity, Copilot, le AI Overview di Google.
La differenza è sottile ma pratica: con l'AEO punti a essere la risposta, con
il GEO a essere il link sotto la risposta. Nel primo caso spesso l'utente non
clicca; nel secondo hai una possibilità che lo faccia.
Il termine GEO nasce da un lavoro accademico del 2023 che misurava quali
modifiche a un contenuto aumentavano la probabilità di essere citati da un
motore generativo. Le leve che risultavano più efficaci non erano trucchi
tecnici: erano citare fonti, riportare statistiche e usare un
linguaggio da esperto. Cioè scrivere bene.
Cosa cambia rispetto alla SEO
Meno di quanto raccontino le agenzie che ci stanno costruendo sopra
un'offerta. I fondamenti restano identici: un sito che carica in fretta, con
contenuti pertinenti e informazioni coerenti, funziona in entrambi i mondi.
Quello che cambia davvero è il formato. Un motore di ricerca
classico ti mostra e poi decidi tu; un sistema generativo deve estrarre una
porzione di testo, capirla e riassumerla. Quindi premia i contenuti che:
- rispondono subito, prima di spiegare;
- dichiarano fatti verificabili invece di aggettivi;
- sono autonomi, comprensibili anche estraendo un paragrafo
fuori contesto;
- non si contraddicono con quanto dice la stessa azienda altrove.
C'è poi una differenza di conseguenze. Se il tuo contenuto diventa la risposta
e l'utente non clicca, hai perso una visita ma guadagnato una menzione. Su
query informative è un pareggio; su query commerciali — dove l'utente vuole
comprare — la citazione resta preziosa perché arriva con l'avallo implicito
del sistema.
Le sei cose che si possono fare
1. Rispondere in apertura
Ogni sezione si apre con la risposta in due o tre righe, poi arriva la
spiegazione. È lo schema che i sistemi generativi estraggono con più
facilità, e ha un effetto collaterale utile: rende il testo più leggibile
anche per le persone.
2. Esporre dati strutturati completi
Organizzazione, servizi, prezzi di partenza, sede, orari, domande frequenti.
Non servono per essere "capiti" — i modelli leggono benissimo il testo — ma
eliminano l'ambiguità su ciò che conta: chi sei, dove sei, quanto costi.
3. Esporsi con i numeri
"Prezzi competitivi" non verrà mai citato. "Da 1.500 € per un sito vetrina di
5-8 pagine" sì. Le cifre, i tempi e le condizioni sono ciò che un sistema
generativo può riportare senza rischiare di sbagliare, ed è esattamente per
questo che le preferisce.
4. Tenere coerenti le informazioni ovunque
Se il sito dice una cosa, il profilo Google un'altra e una directory una
terza, il sistema non sa a chi credere e nel dubbio cita qualcun altro. È lo
stesso principio della Local SEO,
applicato a un lettore diverso.
5. Farsi nominare altrove
I modelli citano volentieri chi è già citato. Comparire in elenchi di
settore, articoli, interviste e recensioni conta più di qualunque intervento
sul tuo sito. È la parte lenta e non ci sono scorciatoie.
6. Non nascondere il contenuto dietro JavaScript
Molti crawler dei modelli non eseguono JavaScript. Un contenuto che compare
solo dopo il rendering, per loro non esiste. È un problema che riguarda
parecchi siti costruiti con framework moderni senza rendering lato server.
Il file llms.txt serve o no
Onestamente: non è uno standard riconosciuto e
nessun fornitore di modelli ha dichiarato di usarlo come segnale. È una
proposta della comunità, un file di testo con i fatti essenziali dell'azienda
in forma sintetica.
Lo pubblichiamo comunque perché costa venti minuti, non ha controindicazioni e
se un domani venisse adottato ci si trova già pronti. Ma chi te lo vende come
la chiave della visibilità sull'AI ti sta raccontando una cosa che oggi non è
dimostrabile. Questo è il nostro, puoi copiarne la
struttura.
Bloccare i crawler AI: la scelta che nessuno ti spiega
Nel robots.txt puoi impedire ai crawler dei modelli di leggere
il tuo sito. Molti editori lo fanno per proteggere contenuti che vendono.
Per un'azienda che vuole clienti, di norma è
controproducente: un sistema che non può leggerti non ti
citerà mai. È una scelta che ha senso se il tuo contenuto è il
prodotto — un editore, un archivio a pagamento, un corso — e non se il
contenuto serve a farti trovare.
Vale la pena verificarlo: molti siti hanno quei blocchi attivi senza saperlo,
ereditati da un plugin o da una configurazione predefinita.
Il problema della misurazione
Qui va detta la verità scomoda: non esiste ancora un modo affidabile
di misurare la visibilità sui sistemi generativi. Non ci sono
classifiche pubbliche, le risposte cambiano tra un utente e l'altro e tra una
sessione e l'altra, e gli strumenti che promettono un "punteggio GEO" si basano
su campionamenti troppo piccoli per essere seri.
Quello che si può fare oggi:
- Interrogare a mano i principali assistenti sulle domande che contano per
te, con cadenza mensile, e annotare se e come vieni citato.
- Guardare nei log del server il passaggio dei crawler dei modelli: dicono
se ti stanno leggendo, non se ti citano.
- Isolare in analytics il traffico di provenienza dagli assistenti, che
alcuni identificano nel referrer.
Sono indizi, non misure. Chi ti presenta un report con percentuali precise
sta stimando, e dovrebbe dirtelo.
Quanto vale, oggi
Se stai già facendo SEO fatta bene, il GEO e l'AEO ti costano
poche ore di lavoro sul formato dei contenuti che stai
comunque producendo. Vale la pena farlo. Se invece qualcuno ti propone il GEO
come servizio separato con un canone dedicato, chiedi di vedere come lo
misura: quasi sempre la risposta non arriva.
La nostra posizione è questa: nel 2026 il GEO non è un canale, è
un modo di scrivere. Lo includiamo in ogni sito e in ogni
contenuto che produciamo, senza voce separata in fattura, perché il lavoro
aggiuntivo rispetto a un contenuto scritto bene è marginale.