Glossario

I termini che senti nei preventivi, spiegati in chiaro

Ventiquattro parole che tornano in ogni conversazione con un'agenzia o un consulente. Per ognuna: cosa significa in una riga e cosa cambia per te, perché il problema non è capire la sigla ma sapere se ti conviene pagarla.

Perché un glossario, e perché proprio questi termini

Perché il gergo è il punto in cui un preventivo diventa impossibile da confrontare. Due proposte che parlano di «ottimizzazione on-page» possono contenere lavori che differiscono di dieci volte nel prezzo. Sapere cosa indica ogni parola è il modo più rapido per capire cosa stai comprando.

Abbiamo scelto i termini che compaiono nei preventivi veri e nelle domande che ci fanno i clienti, non quelli che fanno sembrare esperto chi scrive. Dove un concetto è sopravvalutato lo diciamo.

Come si legge

  • Prima riga: la definizione. Quella che serve per seguire il discorso.
  • Seconda riga: cosa cambia per te. Se incide sul prezzo, sui tempi o su quanto ti chiamano.
  • Nessun termine è qui per riempire. Se una sigla si sente molto ma conta poco, lo trovi scritto.
Visibilità e ricerca

Farsi trovare su Google

I termini che riguardano i risultati non a pagamento e le mappe.

SEO

L'insieme dei lavori che servono a comparire tra i risultati non a pagamento di un motore di ricerca: struttura del sito, contenuti, aspetti tecnici e citazioni da altri siti.

Non si compra una posizione, si costruisce. Per questo la SEO si misura in mesi e non in giorni, e chi promette la prima pagina in due settimane sta descrivendo la pubblicità, non la SEO.

Local SEO

La parte della SEO che riguarda le ricerche con un luogo, esplicito o implicito: «idraulico Mentana» ma anche «idraulico» cercato dal telefono. Lavora soprattutto sul profilo dell'attività e sulle mappe.

È il canale con il ritorno più rapido per chi ha clienti entro pochi chilometri. Dettagli nella pagina del servizio.

SERP

La pagina dei risultati che vedi dopo una ricerca. Non è un elenco neutro: contiene annunci, mappe, riquadri di domande e, sempre più spesso, una risposta generata dall'AI.

Conta perché «essere primo» significa poco se sopra di te ci sono quattro annunci e una mappa. La domanda giusta è quanto spazio occupi, non in che posizione sei.

Riquadro mappe (local pack)

Il blocco con la cartina e tre attività che Google mostra per le ricerche locali, sopra i risultati tradizionali.

Per un'attività di quartiere entrare in quei tre posti vale più della prima posizione organica, e dipende da profilo, recensioni e distanza, non dal sito.

Intento di ricerca

Il motivo per cui una persona digita quelle parole: informarsi, confrontare o comprare. Due ricerche simili possono avere intenti opposti.

È il criterio con cui si decide cosa scrivere. «Quanto costa un sito» vuole una guida, «web agency Tivoli» vuole un'azienda da chiamare: rispondere con la pagina sbagliata non converte.

Dati strutturati

Codice invisibile al visitatore che dichiara ai motori cosa contiene una pagina: un'azienda, un servizio, un prezzo, una domanda con risposta. Lo standard si chiama schema.org.

Non migliora il posizionamento da solo, ma è ciò che rende una pagina utilizzabile per i riquadri arricchiti e per le risposte generative. È la differenza tra essere leggibile ed essere citabile.

Canonical

L'indicazione con cui una pagina dichiara qual è il proprio indirizzo ufficiale, quando lo stesso contenuto è raggiungibile da più URL.

Sembra un dettaglio tecnico e invece è una delle cause più comuni di contenuti che si cannibalizzano tra loro e sparisco dai risultati.

Sitemap

Un file che elenca le pagine del sito da indicizzare, con la data di ultima modifica. Serve ai motori per scoprirle senza doverle cercare.

Utile ma sopravvalutata: una sitemap non fa posizionare niente. Risolve il problema di essere trovato, non quello di essere scelto.

Risposte generative

Farsi citare dalle AI

I termini nati negli ultimi due anni, quelli su cui circolano più promesse che fatti.

GEO

Generative Engine Optimization: l'insieme dei lavori che rendono un contenuto più facile da usare come fonte per un sistema che genera risposte, come ChatGPT o Perplexity.

In pratica si traduce in contenuti con risposte dirette, dati verificabili e dichiarazioni strutturate. Nessuno controlla quegli algoritmi: si aumenta la probabilità di essere citati, non si acquista una citazione.

AEO

Answer Engine Optimization: ottimizzare per i sistemi che restituiscono una risposta invece di un elenco di link, dalle AI Overview di Google agli assistenti vocali.

Il cambio di mentalità è che la pagina deve rispondere nella prima riga. Un'introduzione di tre paragrafi prima del punto è il modo più sicuro per non essere usati come fonte.

AI Overview

Il riassunto generato che Google mostra in cima a molte ricerche, con alcune fonti collegate. Si appoggia all'indice di Googlebot, non a un crawler separato.

Riduce i clic sulle ricerche informative e li concentra su quelle con intenzione di acquisto. Tradotto: le guide portano meno visite di prima, le pagine di servizio restano.

llms.txt

Un file di testo nella radice del sito che riassume per i sistemi generativi chi sei, cosa offri e dove trovare le informazioni principali. Lo trovi su questo sito.

È una convenzione recente e non obbligatoria: non garantisce nulla, costa poche ore e non ha controindicazioni. Da valutare così, non come una leva decisiva.

Crawler AI

I programmi con cui gli operatori di AI leggono i siti. Alcuni servono a citarti nelle risposte, altri ad addestrare i modelli: sono due categorie distinte e si autorizzano separatamente nel file robots.txt.

Molti siti li bloccano per inerzia, insieme ai bot indesiderati, e poi si chiedono perché non vengono mai citati. È il primo controllo da fare.

E-E-A-T

Esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità: i criteri con cui Google valuta la qualità di una fonte. Non è un punteggio che si misura, è una griglia di valutazione.

Si traduce in cose concrete: firmare i contenuti con un nome, dichiarare partita IVA e sede, mostrare lavori verificabili. Vale per i motori e, allo stesso modo, per chi legge.

Pubblicità

Campagne e budget

I numeri su cui si decide se una campagna sta funzionando.

CPC — costo per clic

Quanto paghi ogni volta che una persona clicca sul tuo annuncio. Lo decide un'asta, quindi cambia per settore, zona e momento della giornata.

Da solo dice poco: un clic da 3 € che porta un cliente su cinque è un affare, un clic da 30 centesimi che non porta nessuno è uno spreco. Guarda il costo per contatto.

CPL — costo per contatto

Quanto ti costa ottenere una richiesta reale: budget speso diviso numero di contatti arrivati. È l'indicatore che conta davvero per chi vende servizi.

Fuori Roma resta spesso tra 5 € e 20 € per i servizi locali, in città sale molto. È il primo numero da chiedere a chi ti propone una campagna.

ROAS

Il ricavo generato per ogni euro investito in pubblicità. Un ROAS di 4 significa quattro euro di vendite per ogni euro speso.

Ha senso dove le vendite si misurano in automatico, quindi negli e-commerce. Per chi vende servizi su preventivo è un numero fragile: meglio ragionare sul costo per contatto.

Performance Max

Un tipo di campagna Google in cui l'automazione decide dove mostrare gli annunci su tutte le proprietà, dalla ricerca a YouTube, a partire dagli obiettivi e dai materiali che le fornisci.

Funziona con molti dati di conversione. Su un'attività che riceve cinque contatti al mese l'automazione non ha di che imparare, e una campagna sulla ricerca rende di più.

Remarketing

Mostrare annunci a chi ha già visitato il sito senza contattarti.

È quasi sempre la campagna più economica, perché parla a persone che ti conoscono. Richiede però abbastanza visite per costruire un pubblico: sotto certe soglie non parte.

Corrispondenza delle parole chiave

La regola con cui decidi quanto una ricerca deve somigliare alla tua parola chiave perché l'annuncio compaia: generica, a frase o esatta.

È la voce che brucia più budget quando è impostata male: con la corrispondenza generica un idraulico di Mentana finisce per pagare clic da «corso per diventare idraulico».

Sito e misurazione

Prestazioni e risultati

Cosa si misura su un sito e cosa di quelle misure incide sul fatturato.

Conversione

L'azione che per te vale qualcosa: una chiamata, un modulo compilato, un messaggio su WhatsApp, un ordine. Va definita prima di misurare qualsiasi cosa.

Senza questa definizione ogni report diventa una raccolta di visite senza significato. È la prima domanda di ogni progetto serio.

Tasso di conversione

La percentuale di visitatori che compie quell'azione. Su un sito di servizi locali, valori tra l'1% e il 4% sono normali.

Spesso conviene più lavorare qui che aumentare le visite: raddoppiare il tasso di conversione costa meno che raddoppiare il traffico, e si vede prima.

CTR

La percentuale di persone che cliccano dopo aver visto un annuncio o un risultato di ricerca.

Utile per capire se titolo e descrizione funzionano. Un CTR alto con zero contatti indica che la promessa dell'annuncio non corrisponde alla pagina di arrivo.

Core Web Vitals

Tre misure con cui Google valuta l'esperienza d'uso di una pagina: velocità di comparsa del contenuto principale, reattività ai clic e stabilità visiva durante il caricamento.

Pesano poco sul posizionamento e molto sulle vendite: su mobile una parte dei visitatori abbandona prima che la pagina sia utilizzabile. Si sistemano una volta, poi vanno solo mantenute.

LCP

Il tempo che passa prima che compaia l'elemento più grande della pagina, in genere l'immagine principale. Sotto 2,5 secondi è considerato buono.

È la misura su cui si gioca quasi tutto il lavoro di velocizzazione, e dipende molto dal peso delle immagini: spesso basta sistemare quelle.

Profilo dell'attività su Google

La scheda gratuita che compare nelle mappe e a destra nei risultati, con orari, recensioni, foto e servizi. Il nome storico è Google My Business.

Per molte attività locali porta più contatti del sito. Chi lavora senza sede fisica va configurato come attività con area di servizio: è l'errore di impostazione più frequente e il più facile da correggere.

Domande frequenti

Glossario: le domande più comuni

Qual è la differenza tra SEO, GEO e AEO?

La SEO punta a far comparire una pagina tra i risultati di un motore di ricerca. L'AEO punta a farla usare come risposta, quando il sistema restituisce un testo invece di un elenco di link. Il GEO è l'insieme dei lavori che rendono un contenuto adatto a essere citato come fonte dai sistemi generativi. In pratica si sovrappongono molto: contenuti chiari, dati strutturati corretti e fatti verificabili servono a tutti e tre. Chi vende il GEO come disciplina separata, con un listino a parte, sta soprattutto vendendo una parola nuova.

Devo conoscere questi termini per lavorare con un'agenzia?

No, e un'agenzia che te lo fa pesare sta sbagliando mestiere. Ti servono però per due cose: confrontare preventivi che usano le stesse parole per lavori diversi, e capire i report che ricevi. Se da un documento mensile non riesci a capire quanti contatti sono arrivati e quanto è costato ognuno, il problema è del documento, non tuo.

Quali di questi numeri devo guardare ogni mese?

Due: quanti contatti sono arrivati e quanto è costato ognuno. Tutto il resto — visite, posizioni, impressioni, CTR — serve a capire il perché, non a decidere. Se i contatti crescono e il costo per contatto scende, sta funzionando, anche se qualche posizione è peggiorata.

Perché alcuni termini molto citati qui vengono ridimensionati?

Perché il gergo viene spesso usato per giustificare voci di preventivo che non cambiano il risultato. Sitemap, numero di backlink e punteggi di velocità sono i casi più comuni: facili da mostrare in un report, poco legati ai contatti che ricevi. Preferiamo dirlo in un glossario pubblico piuttosto che far pagare lavori che non servono.

Hai un preventivo che non riesci a leggere?

Mandacelo. Ti diciamo quali voci corrispondono a lavoro reale e quali sono gergo, senza impegno e senza bisogno che ci scegliate.

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